2010       Franz Lehár, LA VEDOVA ALLEGRA, Stadttheater Giessen

  direttore d'orchestra: Herbert Gietzen
regia: Henry Arnold
sceni: Lukas Noll
costumi: Gabriele Kortmann

con: Gesa Hoppe, Thomas de Vries/ Matthias Ludwig, Carla Maffioletti / Odilia Vandercruysse, Alexander Herzog / Andreas Scheidegger, Stephan Bootz u. a.



  "Il regista Henry Arnold aveva annunciato un grande party, e infatti per due ore e mezzo si festeggia in un atmosfera briosa." (Giessener Anzeiger)

 



  "Qualche cantante dimostrava un talento di recitazione raramente da vedere...La legazione pontevedriana si svelava dai costumi e dai gesti un gruppo di zingari, al di là della communità sociale, in confronto ai francesi decadenti." (Gießener-Allgemeine)

               Henry Arnold, MANN - O - MONEY, Stadttheater Giessen

  regia: Henry Arnold
scena e costume: Thomas Döll
arrangiamenti: Severin Geissler

con: Roland Furch, Severin Geissler, Jan Hoffmann, Martin Ludwig


  "Di casse nere e pecore nere – una prima indimenticabile: I 'Schmachtigallen' in un giallo musicale in cerca di ricchezza. … Responsabile della regia e del testo è Henry Arnold, che dopo il successo di 'Papà' crea un altro evento teatrale su un tema di alta attualità."
(Giessener Anzeiger)


 

Il nuovo testo teatrale die Henry Arnold parla del eterno sogno di diventare ricco nei tempi della crisi finanziaria. Qualcosa andava male. E così s'incontrano: Quattro tipi, vittimi anche loro, ognuno al modo suo. Si sviluppa un piano geniale per superare la crisi – e già tutto va bene. Ma:

  "I 'Schmachtigallen' si lamentano in modo melancolico quando i sogni schiantano. Finito il gioco – "the winner takes it all". Communque: A la fine c'è esultanza generale e grande applauso."
(Giessener Allgemeine)


2009       Alexander Zemlinsky, IL RÉ Kandaules, Pfalztheater Kaiserslautern

  direttore d'orchestra: Uwe Sandner
regia: Henry Arnold
scena: Thomas Dörfler
costumi: Kathrin Hauer
con: Douglas Nasrawi, Valérie Suty, Thomas de Vries u. a.



  "Henry Arnold racconta la storia in modo stringente, plausibile, chiaro, pulito e accurato rispetto a la regia delle persone… Si lavora molto – nel doppio senso – con le progiezioni à Kaiserslautern, con un estetica particolare, qualche volta ricordando ai primi film di Bunuel."
Dieter Lintz, Opernwelt (03/09)

"La ricerca ininterrotta del ré di essere confermato è causato secondo l'interpretazione di un approccio sbagliato alla vita. La vendetta (della regina) diventa il Liebestod di Kandaules. La regia die Henry Arnold sincera di un concetto ben pensato e realizzato in modo convincente. Subito al inizio accade l'omicidio, la storia diventa la memoria del ré moriendo."
K.-F. Schulter, Opernglas (03/09)


  Il regista Henry Arnold ha un passato cinematografico. (…) Poca sorpresa che lavora molto con delle sequenze filmate, per esempio un ré disperato e vagabondo. Una serata impressionante à Kaiserslautern."
Jochen Hubmacher, SWR 2.

  "…Le relazioni sono complicati. Fino à la fine, quando Gyges uccide Kandaules, i personaggi principali cercano l'affetto del'altro,e uno avviticchia l'altro. Si amano, si uccidono."
Hans-Günter Fischer, Mannheimer Morgen

2008       Henry Arnold, PAPÀ, Stadttheater Gießen

  Papà,
una serata musicale con i 'Schmachtigallen' di Henry Arnold


regia: Henry Arnold
sceni e costumi: Lukas Noll
arrangiamenti: Severin Geissler
con: Roland Furch, Severin Geissler,
Jan Hoffmann, Martin Ludwig und den "Swingphonics"

  "Uno sta cercando la catena amata della figlia al buio, un'altro torna stufo dalla scuola dopo la serata dei genitori, il terzo suda correndo le sue frustrazioni di casa dal sistema, e il quarto è fuori di se a causa delle doglie della moglie. Tutti i quattro s'incrociano di sera in un parco, e Henry Arnold li fà filosofare sulla vita. … E quando si mettono il vestito del intrattenitore, c'è il show! " Marion Schwarzmann, Giessener Allgemeine

 

  "Con un applauso frenetico si festeggiava il quartetto, la bandiera e la regia. Il testo va al di là di una sequenza di brani musicali, c'è una vera storia che viene approfondita dai song. Dialogi veloci, effetti calcolati e gesti giusti!."
Tanja Löchel, Wetzlarer Neue Zeitung


               Igor Strawinsky, LA STORIA DEL SOLDATO, Stadttheater Gießen

 

direttore d'orchestra : Herbert Gietzen
regia: Henry Arnold
scena e costumi : Kathrin Hauer

con Philipp Sebastian, Roman Kurtz, Isaak Dentler u.a.

  "La 'Storia del soldato', scritto per un palco semplice, si dimostra un opera d'arte complessivo con enorme potenza artistica. Con empatia il regista Henry Arnold abbina parola, musica, film, mimo e animazione elettronica, creando una serata di pura bellezza e enfasi."
Gießener Anzeiger

"Il regista Henry Arnold usa la complessità della storia, accettando le divergenze, cosciente delle frizioni e aggungendo delle sequenze filmate."
Gießener Allgemeine




2006       Bedrich Smetana, LA SPOSA VENDUTA, Stadttheater Gießen

 

Direttore d'orchestra: Carlos Spierer
Regia: Henry Arnold
Scena: Matthias Möbius
Costumi: Gabriele Kortmann

con: Gesa Hoppe, Guido Hackhausen, Klaus Wallprecht, David Fankhauser, Sebastian Geyer, Chris Ritter u. a.

  "Con grande applauso finiva la prima del capolavoro di Smetana, che si presente fuori dei convenzioni... In più il regista H. A. riesce a creare molti accenti seri, che fanno pensare."
Giessener Anzeiger


  "È in tutto una bellissima produzione, che lascia libero il publico."
Hessischer Rundfunk

  "Quando i personaggi sentono se stessi in questi società neoliberale dei nostri tempi, in cui il successo economico conta il massimo ... il regista H. A. rimane molto vicino al testo, e crea insieme con i cantanti ritratti commoventi del'anima."
Oberhessische Presse

2005       Tennessee Williams, IL TRAM CHIAMATO DESIDERIO, Kunsthaus Tacheles Berlin

  Regia: Henry Arnold
Scena e costumi: Kathrin Hauer

con Elisabeth Degen, Oliver Bootz (2006), Gernot Schmidt (2005), Ellen Schiess, Robert Hummel, Light'ning Spark u. a


  A Marzo 2005 H. A. ha realizzato la sua produzione del drama di Tennessee Williams. L'idea era di metterlo in scena in modo libero, nonostante raccontando la storia interna. Dando l'accento sulla psicologia dei personaggi. l'ambiente storico non importa. Perdere, invecchiare, morire: ecco i temi essenziali - e desiderio.

 

"H. A. apre il drama di Williams al presente, con rispetto, .... e lo permette di essere sottile."

(Berliner Morgenpost)

"Sua mano sensibile dipinge una società che non arriva mai, che cerca prottezione senza trovarla mai."

(berlinbase.net)

               Umberto Eco, IL NOME DELLA ROSA, Schlossfestspiele Regensburg

  con W. Baasner, N. Benda, R. Dieitrich, R. Lampe, P. Weiß, F. Westner, D. Clamer u. a.

  In una versione rivista H. A. metteva di nuovo sul palco il capolavoro di Umberto Eco.

"... Così i duemila e mezzo spettatori della prima vivevano un'esempio straordinario di teatro. Il castello e un fondo eccezionale, che il regista H. A. sa usare in modo impressionante."
(Donaupost)

 

               Jacques Offenbach, I RACCONTI DI HOFFMANN Staatsoper Stettin

  Regia: Henry Arnold
Scena: Ella Späte

con D. Walker, S. Geb, B. Kandler, R. Schneider, M di Sapia, A. Wozniak u. a.


 

Il punto di vista della interpretazione di Arnold e il rapporto tra arte e società, il valore del'artista, e il desiderio per un'autonomia e una libertà senza confine.

  "Die Inszenierung besticht durch eine in sich logische Regie und durch eine überzeugende Ensembleleistung auf hohem Niveau."
(Holsteinischer Courier)

"Regisseur H. A. siedelte die Figuren zwischen lebensvoller Wirklichkeitsnähe und traumhaft surrealer Gestik und Mimik an."
(Münchner Merkur)

"In einer einfühlsamen Inszenierung zeichneten die Polen ein detailliertes Bild aus dem Inneren der Künstlerseele...."
(Rhein-Main-Presse)

               Eric-Emmanuel Schmitt, KLEINE EHEVERBRECHEN Stadttheater Gießen

 

Regie: Henry Arnold
Bühne und Kostüme: Friedrich Eggert

mit Stefanie Knauer, Roman Kurtz
  Pressestimmen:

"In seiner Inszenierung des Zwei-Personen-Stücks spürt man den geübten, gleichwohl auch behutsamen Zugriff, der darin besteht, die Darsteller an der Leine zu nehmen, ihnen aber gleichzeitig genügend schöpferische Freiheiten zu geben, um das Gezeigte frei atmen zu lassen."
(Giessener Anzeiger)

"Von der ersten bis zur letzten der insgesamt neunzig Minuten ein packender Psychokrimi, der unter die Haut geht"
(Giessener Allgemeine)

"Das pausenlos und atemlos gespielte Stück lebt vom intensiven Spiel der Akteure, die Arnold geschickt geführt hat."
(Wetzlarer Neue Zeitung)

2003       Umberto Eco, IL NOME DELLA ROSA , Festspiele Schwäbisch-Hall

 

Regia: Henry Arnold
Scenografia: Ella Späte

con: Otto Beckmann, Rolf Dietrich, Friedhelm Ptok, Julia Straube u. a.

L‘estate 2003 Henry Arnold metteva in scena un‘adattamento del romanzo IL NOME DELLA ROSA di Umberto Eco.
  La profonda e pensierosa messinscena di Henry Arnold veniva acclamato con grande applauso.
Christa Glück, Kölner Stadtanzeiger




 

A la fine tutto è messo in questione. Anche l‘esistenza di Dio... L‘avanzata di Henry Arnold ed i suoi è ormai coragiosa: Lo spettacolo come il libro è forte quando la filosofia medievale cristiana affronta le idee del razionalismo.
Holger Ströbel, Haller Tagblatt


2002       Friedrich Schiller, IL PARASSITA, Festspiele Schwäbisch-Hall

  Regia: Henry Arnold
Scenografia: Ella Späte

con Carsten Klemm, Alexander Hetterle, Peer Göring, Monika Hildebrandt u. a.


  Testo di Friedrich Schiller, liberamente addattato dalla comedia "Médiocre et reampant" di Louis Picard.

Una cascata di idee furiose davano al pubblico un puro divertimento.
Ulrike Marski, Haller Tageblatt

               Albert Lortzing, LO ZAR E IL CARPENTIERE Staatstheater Darmstadt

  Direttore d'orchestra: Franz Brochhagen
Regia: Henry Arnold
Scenografia: Reinhard von der Thannen


 

Per Arnold l'opera di Lortzing è motivo di interrogare l'opera per se. "Niente di che si svolge nell' opera è normale. L'opera non ha niente a che fare con la realtà. L'opera in generale è lontana: terra ignota"
  "Il punto cruciale è il modo come il regista Henry Arnold apre la storia. L'introduzione del Sig. Zeisig, uno spettatore, e dei suoi assistenti é ottimo. I commenti ironici giocano con i pregiudizi del pubblico, la sua entrata a la fine del primo atto rompe la dramaturgia del lieto fine. Rischioso, ma geniale..."
Michael Neuner, Hessischer Rundfunk

2001       Terrence McNally, MEISTERKLASSE/MASTERCLASS,
                Festspiele Schwäbisch-Hall

  Testo sulla vita di Maria Callas, che insegna nel 1971 a tre cantanti esordienti presso la Julliard School di New York.

  Ralf Snurawa, Rundschau: "Questa messinscena aggiunge senz'altro uno dei momenti più del Festival..."

2000       LULU/TOSCA/MARLENE, teatro musicale blauer saal, Zurigo

  Zum Stück: Lulu. Tosca. Marlene erzählt mit Musik von Berberian, Boito, Hollaender, Schubert und anderen eine Geschichte über Frauenbilder und (männliches) Wahrnehemen, über das Spiel mit Rollen und den Rollentausch.

Susanne Kübler, Züricher Tagesanzeiger: "Die Konzeption des Stücks stammt von der Sängerin (Simona Ryser) und dem Regisseur Henry Arnold, der auch als "Regisseur" auftritt...
Viel Musik, viele Texte, viele Bilder haben die beiden in diese 70 Minuten gepackt. Eine runde, fleischfarbene, multifunktionale Umkleidekabine steht mitten im Raum, die ständig wechselnden Folien auf drei Hellraumprojektoren zeigen Duden-Ausschnitte, das Bild vom Tod eines Stierkämpfers oder weibliche Accessoires. Da wir auf allen Ebenen überblendet und gespiegelt, gebrochen und kontrastiert...

Christian Berzins, Aarauer Nachrichten: "In einem collageartigen Bilderbogen durchwandert eine Frau Stationen ihres Gefühlslebens bzw. Stationen, in die sie ein Mann, ein Regisseur, versetzen will. Drei Musiker begleiten im Hintergrund diskret, die aber teilweise auch aktiv ins flatterhafte Geschehen, das nie ganz Handlung, aber auch nie ganz haltlos wird, eingreifen. Eine schöne Nachtwandlung an der Hand Lulus - oder Toscas, Marlenes, vielleicht Lucias..."

               Arthur Schnitzler, LEUTNANT GUSTL Bauturmtheater Köln

  H.A. zur Inszenierung: "Leutnant Gustl ist ein Prosatext... Arthur Schnitzler nimmt uns mit auf seine Reise durch die Innenwelt dieses Menschen, der eine Erschütterung erfährt und der zu der Überzeugung gelangt, er müsse sich umbringen...

Auf der Bühne ist alles anders. Da steht ein Mensch. Gedanken werden Laute. Ein Schauspieler ver-körpert den Aberwitz, den wir Denken nennen. Die Innenwelt entäußert sich.

Wir müssen sie zurückerobern, die Innenwelt. Den Gedanken zu neuem Flug verhelfen. Leutnant Gustl - ein Traumspiel.

Renate Bach, Kölner Stadtanzeiger: "Die Bühne von Anja Fromm mutet an wie ein Sezierraum, und im Theater im Bauturm wird tatsächlich das Skalpell an des jungen Mannes Seele gelegt. Henry Arnold inszeniert diesen inneren Monolog recht kühl und zurückhaltend, als solle hier ein Exempel statuiert werden."

Thomas Linden, Kölner Nachrichten: "Die Inszenierung sucht nach Bildern für die innere Enge und die paranoide Dynamik der Figur. Eindrucksvoll wird das Dilemma dieser labilen Psyche immer dann, wenn Schweigen eintritt."

1999       Lutz Hübner, DAS HERZ EINES BOXERS, Festspiele Schwäbisch-Hall

 

Sonja Jaser, Schwäbische Post: "Wieder einmal sind im Theaterkeller eine stimmige Inszenierung und herausragende schauspielerische Leistungen gelungen..."
  Bettina Hoffmann, Haller Tageblatt: "Intensives Spiel vor karger Kulisse. Ausgezeichnete Inszenierung/ Mitreißendes Kammerspiel mit Klaus Ziller und Sebastian Wirnitzer.
Keine opulente Kulisse lenkt ab, der Raum ist karg, die Grenzen eng. Die Schauspieler wirken allein durch ihre Persönlichkeit und Ausstrahlung. (Sie) verliehen ihren beiden Figuren soviel Lebendigkeit und Würde, dass das Publikum immer wieder Szenenapplaus spendete..."

1996       René-D. Dubois, BEI CLAUDE/BEING AT HOME WITH CLAUDE (DE)
               Theaterdock Berlin